Consulenza e educazione finanziaria più importanti che mai, ora che la pianificazione previdenziale è al centro dell’attenzione, secondo lo studio condotto a livello mondiale da Amundi
- Mentre i risparmi personali diventano la principale fonte attesa di reddito durante il pensionamento, solo il 23% degli investitori è molto fiducioso riguardo alla propria sicurezza finanziaria nel lungo periodo.
- Quasi la metà dei risparmiatori prevede di iniziare a investire nei prossimi 12 mesi, ma altrettanti restano frenati dalla paura di perdere denaro e continuano a mantenere troppa liquidità invece di investirla nei mercati.
- Un investitore retail su quattro si considera alle prime armi. Inoltre, tra coloro che si definiscono sicuri di sé o esperti, sette su dieci presentano un livello limitato di alfabetizzazione finanziaria. Educazione finanziaria e consulenza restano quindi essenziali.
- La consulenza professionale, a cui ricorre il 60% degli investitori, resta centrale e si affianca a nuove pratiche: il 70% degli investitori utilizza l’intelligenza artificiale per supportare le proprie decisioni di investimento e quasi uno su due cerca informazioni sugli investimenti tramite influencer.
Milano, 22 settembre 2026 – Amundi, primo asset manager europeo, presenta i risultati della terza edizione del suo studio “Decoding Investors”, dedicato agli investitori retail e ai risparmiatori. Condotto in 26 paesi su un campione di 18.000 persone, la ricerca analizza obiettivi, timori, comportamenti e fonti di informazione in materia di investimenti.
L’edizione 2026 sancisce che il pensionamento è al centro delle preoccupazioni degli investitori, ma che molti non nutrono la fiducia e non dispongono delle conoscenze necessarie per trasformare i risparmi in piani di investimento di lungo periodo.
Finanziare il pensionamento: una priorità chiara, ma con un divario tra intenzione e fiducia
I risparmi personali e gli investimenti sono oggi la principale fonte attesa di reddito durante il pensionamento: gli investitori sperano di limitarsi a finanziare in proprio il 42% del loro reddito pensionistico, con la parte rimanente derivante da pensione pubblica e previdenza complementare. Il dato è più elevato in Asia, dove gli investitori della regione prevedono di finanziare con risparmi e investimenti personali oltre il 50% del proprio pensionamento.
Nonostante ciò, solo il 36% degli investitori indica il pensionamento come motivazione chiave per investire (34% in Europa contro 40% in Asia) e, tra questi, solo il 23% si dice molto fiducioso di riuscire a garantire la propria sicurezza finanziaria nel lungo periodo rispetto al 26% dell’anno precedente. Ciò evidenzia un chiaro divario tra l’importanza attribuita dagli investitori al pensionamento e la loro capacità e fiducia di riuscire a finanziarlo.
La consulenza professionale incide in modo significativo sulla fiducia degli investitori rispetto al pensionamento: la metà degli investitori che ricevono consulenza afferma di sentirsi molto fiduciosa di poter finanziare il proprio pensionamento, contro appena il 14% di coloro che non vi hanno mai fatto ricorso.
Il divario di fiducia spinge i risparmiatori a detenere liquidità
Lo studio mostra che quasi la metà dei risparmiatori (43%) prevede di iniziare a investire nei prossimi 12 mesi, una quota che sale al 62% tra i 21-30enni. Tuttavia, il 39% continua a essere frenato dalla paura di perdere denaro. L’intenzione di investire varia sensibilmente da paese a paese: i risparmiatori danesi guidano la classifica (79%), seguiti da quelli di Singapore (73%), mentre belgi e tedeschi sono i meno propensi a fare il grande passo (24%).
In pratica, questo si traduce spesso nel mantenere liquidità più a lungo del necessario, anziché partecipare ai mercati dei capitali: per la maggioranza dei risparmiatori (52%), un fondo di emergenza con una dotazione inferiore a sei mesi di reddito è sufficiente a coprire spese impreviste, eppure molti continuano a detenere una liquidità ben superiore a tale soglia.
Alfabetizzazione finanziaria: percezione e realtà
Oltre alla fiducia, anche l’alfabetizzazione finanziaria svolge un ruolo cruciale. Lo studio evidenzia infatti un forte scarto tra la fiducia degli investitori e il loro reale livello di conoscenza finanziaria: il 70% di coloro che si definiscono “esperti” non è riuscito a rispondere correttamente a tre domande basilari sull’alfabetizzazione finanziaria.
Il divario è ancora più evidente se si considera la ricchezza. Gli investitori con patrimoni elevati, pur essendo i più fiduciosi, presentano i livelli più bassi di alfabetizzazione: solo il 36% ha risposto correttamente a tutte e tre le domande. Sono però anche i più inclini a rivolgersi a consulenti professionali (87%), rispetto al 58% degli investitori retail.
L’uso dell’intelligenza artificiale e dei social media è in crescita, ma la consulenza professionale resta essenziale
A distanza di appena un anno dalla precedente ricerca, l’uso regolare degli assistenti di IA come fonte di idee o informazioni sugli investimenti è quadruplicato, raggiungendo nel 2026 il 19%. Ancora più significativo è il fatto che sette investitori su dieci hanno già utilizzato l’intelligenza artificiale come supporto nelle proprie decisioni di investimento. Più della metà di loro (59%) ha seguito le raccomandazioni fornite dall’IA e quasi tutti (90%) dichiarano di essere soddisfatti del risultato.
Gli investitori si rivolgono però anche ai social media: quasi uno su due (46%) cerca informazioni sugli investimenti tramite influencer. Il fenomeno è particolarmente diffuso in India (68%) e Brasile (65%), mentre i paesi europei, come Francia (28%), Spagna (37%) e Germania (40%), restano più indietro.
Queste nuove fonti di informazione non sostituiscono la consulenza professionale, ma la affiancano, aiutando gli investitori a confermare le proprie idee o a validare le raccomandazioni ricevute. Oltre il 60% degli investitori dichiara di avere accesso ad almeno una forma di consulenza finanziaria professionale, erogata sempre più spesso in modalità digitale: il 59% degli intervistati riceve infatti tutta la consulenza, o parte di essa, online.
Fannie Wurtz, Deputy General Manager e Head of Clients Group di Amundi, ha dichiarato:
“A fronte del fatto che disporre di risorse per finanziare la fase di pensionamento diventa una preoccupazione centrale per le famiglie di tutto il mondo, la terza edizione del nostro studio Decoding Investors mette in luce una sfida urgente: aiutare un numero sempre maggiore di risparmiatori a diventare investitori e ad accedere ai mercati dei capitali. Ciò significa, per il nostro settore, rafforzare la fiducia, migliorare l’accesso all’educazione finanziaria, in particolare attraverso i canali digitali e offrire soluzioni semplici, trasparenti e accessibili. Facendo leva sulla propria esperienza, Amundi supporta i propri clienti nell’affrontare questa sfida attraverso soluzioni di investimento, strumenti tecnologici e un supporto costruito sulle esigenze di lungo periodo del risparmio.”
Alcuni dati che emergono dalla ricerca con riferimento all’Italia
Pensionamento
- Gli investitori italiani si aspettano che il 38% del reddito che percepiranno durante il pensionamento provenga da una fonte pubblica (previdenza pubblica / altri benefici), leggermente al di sopra della media europea del 34%. Questa quota è più elevata nella fascia di età da 51 anni in su. Un’ulteriore quota pari al 38% è attesa da risparmi e investimenti personali, in linea con la media europea del 37%. Questo dato è influenzato soprattutto dalle fasce di età più giovani.Infine, le forme pensionistiche complementari offerte in ambito lavorativo dovrebbero rappresentare il 24% del reddito percepito durante il pensionamento, leggermente sotto la media europea del 30%.
- Il 30% degli investitori italiani indica la necessità di predisporre risorse finanziarie per il pensionamento / la garanzia di una sicurezza finanziaria nel lungo periodo come uno dei principali obiettivi di investimento, leggermente al di sotto della media europea (34%). Tuttavia, solo il 69% di questo gruppo si dichiara molto o abbastanza fiducioso di poter raggiungere tale obiettivo, un dato significativamente inferiore rispetto alla media europea del 78%.
Comprensione, fiducia e scelte dell’investitore
- Solo il 30% si definisce un investitore “sicuro” o “esperto”, rispetto al 37% in Europa.
- Un ulteriore 34% si considera “principiante” — una quota superiore sia alla media globale (25%) sia a quella europea (27%).
- Analogamente, gli investitori italiani registrano risultati leggermente inferiori alla media nelle tre domande basilari sull’alfabetizzazione finanziaria, con il 43% che risponde correttamente a tutte e tre le domande (contro il 47% in Europa).
Informazioni, influencer e costruzione della fiducia
- Oltre due terzi degli investitori italiani hanno accesso a una qualche forma di consulenza finanziaria professionale (68%, leggermente al di sopra della media europea del 62%), con il 26% che vi ricorre regolarmente e il 42% occasionalmente.
- Per questi investitori, il principale motivo per cui si affidano a una consulenza professionale è la tranquillità di potersi confrontare con una persona fidata e validare le proprie decisioni (30%, sostanzialmente in linea con la media europea del 32%).
- Alla domanda sulle fonti di informazioni, consigli e indicazioni utilizzate per supportare il proprio processo decisionale, solo il 9% degli investitori italiani cita assistenti basati sull’IA (come ChatGPT o Gemini), un dato inferiore alla media europea del 15%.
- Tra coloro che utilizzano l’IA in Italia, i principali casi d’uso sono la generazione di idee o strategie di investimento (29%), la spiegazione di concetti o termini finanziari (28%) e la verifica di un’opinione per controllarne la validità (26%).
- Il 33% degli investitori italiani ha cercato informazioni, consigli o indicazioni sugli investimenti tramite influencer (contro il 39% in Europa). I tre principali ambiti in cui li utilizzano sono l’approfondimento delle proprie conoscenze in materia di investimenti (37%), la comprensione di come iniziare (29%) e l’aggiornamento sull’andamento dei mercati finanziari (28%).
- Gli investitori italiani sono anche meno propensi ad agire sulla base delle informazioni fornite dagli influencer: il 41% di coloro che utilizzano canali influencer per ricevere consigli e orientamento dichiara di aver preso una decisione di investimento in seguito a tali indicazioni, un dato inferiore sia alla media europea sia a quella globale (rispettivamente 49% e 56%).
Paolo Proli, Co-General Manager di Amundi SGR, ha commentato i dati italiani come segue: “I dati della nostra ricerca confermano un elemento cruciale: in Italia c’è ancora un divario significativo tra la consapevolezza circa l’importanza della previdenza complementare e la capacità di tradurla in azioni concrete. Molti investitori si affidano ancora in larga misura alla previdenza pubblica, ma guardano con fiducia anche ai propri risparmi e investimenti, mentre la previdenza complementare resta fanalino di coda. In questo contesto, la consulenza professionale svolge un ruolo fondamentale: offre ascolto, orientamento e la serenità necessaria per prendere decisioni informate. Allo stesso tempo, è essenziale rafforzare la cultura finanziaria e promuovere soluzioni di investimento diversificate, accessibili e trasparenti, affinché pianificare il proprio futuro pensionistico non resti un obiettivo solo dichiarato, ma diventi invece una scelta concreta per un numero sempre maggiore di famiglie italiane.”
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